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Regime forfettario: come funziona, requisiti e limiti

Il regime forfettario è il regime fiscale agevolato per le persone fisiche che esercitano un’attività d’impresa, un’arte o una professione con ricavi o compensi fino a 85.000 € l’anno. Paghi un’unica imposta sostitutiva, al 15% o al 5% nei primi anni, su un reddito calcolato in modo forfettario, non addebiti l’IVA ai clienti e non tieni la contabilità. Qui trovi chi può accedere, cosa ti esclude, come si calcolano le tasse e cosa resta comunque da fare.

Le regole e le cifre sono quelle in vigore nel 2026, verificate sulle pagine dell’Agenzia delle Entrate e dell’INPS il 30 settembre 2026.

Che cos’è il regime forfettario

È un regime pensato per chi lavora da solo e fattura poco o abbastanza: la partita IVA forfettaria sostituisce l’IRPEF, le addizionali regionale e comunale e l’IRAP con una sola imposta, calcolata su una percentuale fissa di quello che incassi. Non conta quanto spendi davvero: conta il coefficiente di redditività della tua attività, stabilito per legge in base al codice ATECO.

In cambio della semplicità rinunci a due cose: non puoi dedurre i costi effettivi e non puoi detrarre l’IVA che paghi sugli acquisti.

L’Agenzia delle Entrate lo definisce un regime naturale: se hai i requisiti ci sei dentro senza doverlo chiedere. Chi preferisce il regime ordinario può uscirne con un’opzione, di cui parliamo più sotto.

Chi può accedere: i requisiti

Per applicare il regime forfettario in un anno, nell’anno precedente devi avere rispettato entrambe queste condizioni, indicate nelle modalità di accesso al regime dell’Agenzia delle Entrate:

  • ricavi o compensi non superiori a 85.000 €, ragguagliati ad anno. Se hai più attività con codici ATECO diversi, conta la somma di tutte;
  • spese non superiori a 20.000 € lordi per lavoro accessorio, lavoro dipendente e compensi a collaboratori, compresi i familiari che lavorano nell’impresa.

Anche chi apre la partita IVA adesso può entrare subito: basta presumere di rispettare i requisiti e indicarlo nella dichiarazione di inizio attività, il modello AA9/12. Come si fa lo trovi nella guida su come aprire la partita IVA.

Se dimentichi di barrare il regime nel modello AA9/12 non perdi il diritto ad applicarlo, ma rischi una sanzione amministrativa da 250 a 2.000 €. I requisiti si attestano poi ogni anno nella dichiarazione dei redditi.

Le cause di esclusione

Anche con ricavi bassi, alcune situazioni ti tengono fuori. L’Agenzia le chiama cause di esclusione; molti le cercano come cause ostative. Non può applicare il regime forfettario:

  • chi si avvale di regimi speciali ai fini IVA o di altri regimi forfettari di determinazione del reddito;
  • chi non è residente in Italia, salvo chi risiede nell’Unione europea o nello Spazio economico europeo e produce in Italia almeno il 75% del proprio reddito;
  • chi vende, in via esclusiva o prevalente, fabbricati, terreni edificabili o mezzi di trasporto nuovi;
  • chi partecipa a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari, o controlla una SRL, che svolgono attività riconducibili alla propria;
  • chi lavora prevalentemente per il datore di lavoro attuale o per uno dei due anni precedenti (o per soggetti a lui riconducibili), salvo chi inizia dopo il praticantato obbligatorio;
  • chi nell’anno precedente ha percepito redditi di lavoro dipendente o assimilati oltre 30.000 €. Per il 2025 e il 2026 il limite è elevato a 35.000 € (legge 30 dicembre 2025, n. 199). La soglia non conta se il rapporto di lavoro è cessato.

Il limite sul lavoro dipendente è quello che sorprende di più chi apre la partita IVA accanto a uno stipendio. Guarda il reddito dell’anno precedente, non quello dell’anno in corso. Il caso completo è nella guida su partita IVA e lavoro dipendente.

Il limite di 85.000 € e l’uscita sopra i 100.000 €

Come spiega l’Agenzia delle Entrate sulle conseguenze della fuoriuscita, il limite forfettario funziona su due soglie, e le conseguenze sono diverse.

Ricavi o compensi dell’anno Cosa succede
Fino a 85.000 € Resti nel regime forfettario anche l’anno dopo
Oltre 85.000 € e fino a 100.000 € Finisci l’anno da forfettario, esci dal 1° gennaio successivo
Oltre 100.000 € Esci subito, nello stesso anno

Sopra i 100.000 € l’uscita è immediata. Conta il momento in cui incassi la fattura che fa superare la soglia: quella fattura e tutte le successive devono esporre l’IVA. Se l’incasso arriva dopo l’emissione, integri la fattura con una nota di debito per l’IVA. Da quel momento istituisci i registri IVA, mentre le fatture emesse prima senza IVA restano come sono. Per le imposte sui redditi, invece, rientri nel regime ordinario dall’inizio dell’anno.

Cosa cambia dopo l’uscita è spiegato nella guida al regime semplificato e ordinario.

Come si calcolano le tasse nel regime forfettario

Il calcolo ha tre passaggi:

  1. prendi i ricavi o compensi incassati nell’anno (vale il principio di cassa);
  2. moltiplichi per il coefficiente di redditività del tuo codice ATECO: il risultato è il reddito imponibile;
  3. sottrai i contributi previdenziali obbligatori versati nell’anno e applichi l’imposta sostitutiva.

I coefficienti vanno dal 40% all’86% a seconda del gruppo di attività. Per i professionisti, per esempio, è il 78%. La tabella completa e come leggerla sono nella guida al coefficiente di redditività.

L’aliquota del 5% per i primi cinque anni

Secondo l’Agenzia delle Entrate l’imposta sostitutiva è del 15%. Scende al 5% per l’anno di inizio attività e i quattro successivi, se:

  • nei tre anni precedenti non hai esercitato un’attività artistica, professionale o d’impresa, nemmeno in forma associata o familiare;
  • la nuova attività non è la mera prosecuzione di un lavoro dipendente o autonomo svolto prima, salvo il praticantato obbligatorio;
  • se rilevi l’attività di un altro, i suoi ricavi dell’anno precedente non superano il limite di accesso al regime.

Un esempio

Fai grafica come freelance, sei al secondo anno di attività e hai i requisiti per il 5%. Nell’anno incassi 40.000 € e versi 6.000 € di contributi INPS.

Passaggio Importo
Compensi incassati 40.000 €
Reddito con coefficiente del 78% 31.200 €
Meno contributi versati 25.200 €
Imposta sostitutiva al 5% 1.260 €
Imposta sostitutiva al 15% (dopo i cinque anni) 3.780 €

I contributi dell’esempio sono una cifra di comodo: quelli reali dipendono dalla tua gestione INPS, come vedi più sotto.

L’IVA nel regime forfettario

Nel regime forfettario non addebiti l’IVA in fattura e non detrai quella che paghi sugli acquisti. Non fai nemmeno la liquidazione e il versamento periodico dell’IVA né la dichiarazione IVA annuale, e non registri fatture emesse, corrispettivi e acquisti.

Restano alcuni obblighi:

  • numerare e conservare le fatture d’acquisto e le bollette doganali;
  • certificare i corrispettivi, se vendi a privati senza fattura;
  • quando sei tu il debitore dell’imposta (per esempio certi acquisti dall’estero con inversione contabile), integrare la fattura con aliquota e IVA e versarla entro il 16 del secondo mese successivo al trimestre.

La fattura del forfettario ha una forma sua: il codice regime RF19, la natura N2.2 al posto dell’aliquota e l’imposta di bollo quando serve. I dettagli sono nella guida alla fattura in regime forfettario.

Fattura elettronica e altri adempimenti

Secondo FiscoOggi, dal 1° gennaio 2024 anche tutti i forfettari devono emettere fattura elettronica attraverso lo SdI, qualunque siano i ricavi. Per chi aveva superato 25.000 € l’obbligo era già scattato il 1° luglio 2022.

Sul fronte delle imposte sui redditi, nel regime forfettario:

  • non tieni le scritture contabili previste dalle norme fiscali;
  • gli indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA) non ti si applicano;
  • non subisci la ritenuta d’acconto sui compensi: rilasci al cliente una dichiarazione che il reddito è soggetto a imposta sostitutiva;
  • non operi ritenute, tranne quelle sui redditi di lavoro dipendente e assimilati.

La dichiarazione dei redditi si fa con il modello Redditi PF, nel quadro LM.

Contributi INPS nel regime forfettario

L’imposta sostitutiva non sostituisce i contributi: li paghi come qualsiasi titolare di partita IVA, e li deduci dal reddito forfettario. Dove li versi dipende dall’attività. Le cifre 2026 della tabella sono quelle della circolare INPS n. 14/2026 per artigiani e commercianti e della circolare INPS n. 8/2026 per la Gestione Separata.

Chi sei Gestione Cifre 2026
Artigiano o commerciante Gestioni artigiani e commercianti Reddito minimale 18.808 €; contributo sul minimale 4.521,36 € (artigiani) o 4.611,64 € (commercianti); aliquota 24% o 24,48%
Libero professionista senza cassa propria Gestione Separata INPS Aliquota 26,07% sul reddito
Professionista iscritto a un ordine con cassa La cassa professionale Le regole della tua cassa

Solo artigiani e commercianti forfettari possono chiedere la riduzione contributiva del 35%. Va chiesta con una domanda all’INPS: chi ha iniziato l’attività nel 2025 e voleva la riduzione per il 2026 doveva farlo entro il 28 febbraio 2026. La rinuncia è definitiva. Per la Gestione Separata la riduzione non esiste.

Minimali, scadenze e riduzioni sono spiegati nella guida ai contributi INPS per la partita IVA.

I contributi versati nell’anno abbassano la base su cui paghi l’imposta sostitutiva. Tieni da parte ogni ricevuta di versamento del modello F24: ti servirà per compilare il quadro LM.

Come si esce dal regime forfettario per scelta

Puoi rinunciare al regime forfettario anche se hai i requisiti, e passare al regime ordinario. Basta applicare le regole ordinarie (l’Agenzia parla di comportamento concludente) e comunicarlo nella prima dichiarazione IVA annuale successiva. L’opzione vale almeno tre anni, poi si rinnova di anno in anno finché continui ad applicarla.

Quando esci, per scelta o per superamento dei limiti, l’IVA non detratta sui beni e servizi non ancora usati e sui beni ammortizzabili recenti si rettifica in un’unica soluzione nella prima dichiarazione IVA del regime ordinario.

Come riporta FiscoOggi, dal 1° gennaio 2027 le norme sulle imposte sui redditi passano nel nuovo Testo unico (D.Lgs. 19 giugno 2026, n. 117), che le riordina. I riferimenti di legge cambieranno numero; per le cifre di ogni anno fa fede la pagina dell’Agenzia delle Entrate sul regime forfetario.

Il regime forfettario è fatto per lasciarti lavorare con meno carte: conoscere bene le sue regole è il modo migliore per goderselo.
💜💙 Il tuo team BravoLisa

Questo articolo ha solo scopo informativo generale e non costituisce consulenza fiscale, legale o contabile. Ogni situazione è diversa: rivolgiti a un professionista qualificato (commercialista, consulente fiscale o avvocato) per un parere adatto al tuo caso. BravoLisa non si assume alcuna responsabilità per le decisioni prese sulla base di queste informazioni.

Fonti (9)

  1. Agenzia delle Entrate — Regime forfetario: Che cos'è
  2. Agenzia delle Entrate — Regime forfetario: Modalità di accesso al regime
  3. Agenzia delle Entrate — Regime forfetario: Semplificazioni e adempimenti
  4. Agenzia delle Entrate — Regime forfetario: Conseguenze della fuoriuscita
  5. Agenzia delle Entrate — Redditi Persone fisiche 2026, Fascicolo 3, istruzioni (quadro LM)
  6. FiscoOggi (Agenzia delle Entrate) — Forfettari e fatturazione elettronica
  7. INPS — Circolare n. 14 del 9 febbraio 2026 (artigiani e commercianti, contributi 2026)
  8. INPS — Circolare n. 8 del 3 febbraio 2026 (Gestione Separata, aliquote 2026)
  9. FiscoOggi (Agenzia delle Entrate) — Il nuovo Tuir è ufficiale

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