6 min di lettura

Partita IVA e lavoro dipendente: quando si può e con quali regole

Partita IVA e lavoro dipendente possono stare insieme, ma le regole cambiano molto a seconda di chi è il tuo datore di lavoro. Da dipendente privato ti fermano solo l’obbligo di fedeltà e il tuo contratto; da dipendente pubblico, invece, la regola di partenza è il divieto, con eccezioni precise. E se vuoi il regime forfettario c’è un limite in più: lo stipendio dell’anno prima. Qui trovi tutto nell’ordine in cui ti serve.

Da dipendente privato puoi aprire la partita IVA?

Sì, puoi aprire la partita IVA da dipendente di un’azienda privata. Dal 2022 l’art. 8 del D.Lgs. 27 giugno 2022, n. 104 lo dice in modo esplicito: il datore di lavoro non può vietarti un’altra attività lavorativa fuori dall’orario concordato, né trattarti peggio per questo. Può limitarla solo in casi precisi: un rischio per la tua salute e sicurezza, compreso il rispetto dei riposi, o un conflitto d’interessi con il lavoro principale.

Resta sempre fermo l’obbligo di fedeltà dell’art. 2105 del codice civile. Finché sei dipendente non puoi:

  • trattare affari, per conto tuo o di altri, in concorrenza con il tuo datore di lavoro;
  • divulgare notizie sull’organizzazione e sui metodi di produzione dell’impresa;
  • usarle in modo da recarle danno.

In pratica: un programmatore dipendente di una software house che apre la partita IVA per sviluppare siti per i clienti dello stesso mercato rischia molto; lo stesso programmatore che la apre per insegnare yoga il sabato no.

Cosa controllare nel contratto

Prima di aprire, rileggi tre cose:

  1. Il contratto individuale, alla ricerca di clausole di esclusiva o di obblighi di comunicazione di altre attività.
  2. Il contratto collettivo (CCNL) del tuo settore, che può chiedere di informare l’azienda.
  3. Un eventuale patto di non concorrenza, se l’hai firmato: limita ciò che potrai fare anche quando il rapporto sarà finito.

Anche quando non è obbligatorio, dire al datore di lavoro che apri una partita IVA per un’attività che non gli fa concorrenza evita sorprese. Mettilo per iscritto, con una descrizione chiara dell’attività.

Dipendente pubblico e partita IVA

Per chi lavora nella pubblica amministrazione il punto di partenza è opposto. L’art. 60 del D.P.R. 3/1957 dice che l’impiegato pubblico non può esercitare il commercio, l’industria, né alcuna professione. L’art. 53 del D.Lgs. 165/2001 conferma queste incompatibilità per tutti i dipendenti pubblici e aggiunge che gli incarichi retribuiti fuori dai compiti d’ufficio richiedono un’autorizzazione preventiva dell’amministrazione.

L’eccezione principale è il part-time fino al 50%. La legge 662/1996 (art. 1, commi 56 e seguenti) consente ai dipendenti pubblici con una prestazione non superiore al 50% del tempo pieno di iscriversi agli albi professionali e di esercitare un’attività, con due limiti: non possono ricevere incarichi professionali da amministrazioni pubbliche e non possono patrocinare cause in cui è parte una pubblica amministrazione. L’amministrazione può negare il passaggio al part-time se l’attività crea un conflitto d’interessi con il servizio; per alcuni settori, come giustizia, difesa e sicurezza, valgono regole proprie.

La tua situazione Partita IVA per un’attività abituale
Dipendente pubblico a tempo pieno No, salvo le eccezioni previste dalla legge
Dipendente pubblico part-time oltre il 50% No, come il tempo pieno
Dipendente pubblico part-time fino al 50% Sì, senza conflitti d’interessi e senza incarichi dalla PA
Incarico occasionale retribuito Solo con l’autorizzazione dell’amministrazione

L’art. 53 esclude dall’autorizzazione alcune attività, tra cui la collaborazione a giornali e riviste, lo sfruttamento economico delle proprie opere dell’ingegno e la partecipazione a convegni. Non vuol dire che per queste serva una partita IVA: dipende da quanto sono abituali.

Se un dipendente pubblico svolge un incarico retribuito senza autorizzazione, il compenso va versato all’amministrazione di appartenenza (art. 53, D.Lgs. 165/2001), oltre alle possibili conseguenze disciplinari. Chiedi l’autorizzazione prima di iniziare, non dopo.

Il forfettario con uno stipendio

Aprire la partita IVA da dipendente è possibile; applicare il regime forfettario dipende dallo stipendio.

Il limite sui redditi da lavoro dipendente

Secondo l’Agenzia delle Entrate non può accedere al forfettario chi nell’anno precedente ha percepito redditi di lavoro dipendente o assimilati superiori a 30.000 €. Per gli anni 2025 e 2026 il limite è elevato a 35.000 €. Quindi, per applicare il forfettario nel 2026 guardi quanto hai percepito come dipendente nel 2025.

Il limite non si applica se il rapporto di lavoro dipendente è cessato nell’anno precedente, a patto che nello stesso anno tu non abbia percepito una pensione o uno stipendio da un altro rapporto di lavoro.

Redditi da lavoro dipendente nel 2025 Forfettario nel 2026
Fino a 35.000 € Sì, se hai gli altri requisiti
Oltre 35.000 €, rapporto ancora in corso No
Oltre 35.000 €, rapporto cessato nel 2025 e nessun altro stipendio o pensione Sì, se hai gli altri requisiti

Il limite di 35.000 € è confermato dall’Agenzia per il 2025 e il 2026. Per il 2027 controlla la pagina dell’Agenzia sul regime forfetario prima di scegliere il regime: la cifra dipende dalla legge di bilancio.

Se il forfettario ti è precluso, la partita IVA si apre comunque, nel regime ordinario o in contabilità semplificata: le differenze sono nella guida ai regimi semplificato e ordinario.

La clausola dell’ex datore di lavoro

C’è una seconda causa di esclusione che riguarda proprio chi è o è stato dipendente. Non può applicare il forfettario chi lavora prevalentemente per datori di lavoro con cui ha un rapporto in corso, o con cui l’ha avuto nei due periodi d’imposta precedenti, o per soggetti a loro riconducibili. Fa eccezione chi inizia una nuova attività dopo il periodo di pratica obbligatoria per esercitare un’arte o una professione.

È la regola che impedisce di trasformare un posto da dipendente in una collaborazione a partita IVA con lo stesso capo. Se dopo le dimissioni il tuo primo cliente è l’ex datore di lavoro, conta quanto pesa sul totale: se è la maggior parte dei tuoi incassi, il forfettario non fa per te.

L’aliquota del 5% per le nuove attività

L’imposta sostitutiva del forfettario scende dal 15% al 5% per i primi cinque anni solo se, tra i requisiti, l’attività nuova non è la mera prosecuzione di un’altra svolta prima come dipendente o autonomo (salvo il periodo di pratica obbligatoria). Se fai con la partita IVA lo stesso lavoro che facevi da dipendente, aspettati il 15%. Le altre condizioni sono nella guida al regime forfettario.

I contributi INPS se sei anche dipendente

Da dipendente versi già i contributi con la busta paga. Con la partita IVA ne versi altri, e quanti dipende dalla gestione.

  • Gestione Separata INPS (liberi professionisti senza cassa): chi è già assicurato presso un’altra forma di previdenza obbligatoria, come un dipendente, paga nel 2026, secondo la circolare INPS n. 8/2026, un’aliquota del 24% invece del 26,07% di chi ha solo la partita IVA.
  • Gestioni artigiani e commercianti: secondo l’INPS l’iscrizione è legata al lavoro nell’impresa svolto in modo abituale e prevalente. Se hai un contratto da dipendente e apri una ditta individuale, chiedi all’INPS o a un professionista come si valuta la tua posizione prima di iniziare, perché il contributo fisso sul minimale pesa anche con incassi bassi.

Aliquote, minimali e scadenze sono nella guida ai contributi INPS con la partita IVA.

Prima di aprire: la lista da spuntare

  • Dipendente privato: l’attività non fa concorrenza al datore di lavoro e il contratto non la esclude.
  • Dipendente pubblico: sei part-time fino al 50%, oppure hai l’autorizzazione per l’incarico.
  • Forfettario: lo stipendio dell’anno prima non supera 35.000 € (limite valido per il 2025 e il 2026).
  • Forfettario: non lavorerai soprattutto per il tuo datore di lavoro attuale o per quelli degli ultimi due anni.
  • INPS: sai in quale gestione finisci e con quale aliquota.

Poi segui i passi e i costi nella guida su come aprire la partita IVA.

Uno stipendio e un progetto tuo possono crescere insieme: basta partire con le regole chiare.
💜💙 Il tuo team BravoLisa

Questo articolo ha solo scopo informativo generale e non costituisce consulenza fiscale, legale o contabile. Ogni situazione è diversa: rivolgiti a un professionista qualificato (commercialista, consulente fiscale o avvocato) per un parere adatto al tuo caso. BravoLisa non si assume alcuna responsabilità per le decisioni prese sulla base di queste informazioni.

Fonti (8)

  1. Agenzia delle Entrate — Regime forfetario, Che cos'è
  2. Gazzetta Ufficiale — D.Lgs. 27 giugno 2022, n. 104, art. 8 (cumulo di impieghi)
  3. Gazzetta Ufficiale — Codice civile, art. 2105 (obbligo di fedeltà)
  4. Normattiva — D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 53
  5. Normattiva — D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3, art. 60
  6. Normattiva — Legge 23 dicembre 1996, n. 662, art. 1, commi 56 e seguenti
  7. INPS — Circolare n. 8 del 3 febbraio 2026, Gestione separata: aliquote 2026
  8. INPS — Iscrizione Gestione Commercianti

Letture consigliate

BravoLisa

Con la partita IVA aperta, i numeri iniziano subito

Dal primo incasso ti servono entrate e spese in ordine. BravoLisa le tiene dal primo giorno, gratis.

Free

Gratis

Tutto quello che ti serve per tenere in ordine i numeri della tua partita IVA, da un'unica app.

  • Entrate e spese registrate
  • Scontrini e fatture d'acquisto letti da Lisa
  • I documenti allegati a ogni spesa
  • Nessuna carta di credito
Inizia gratis
Scrivi a una persona (si apre in una nuova scheda)